come sta 700 in 53..e poi l'eternità..dove la metto?

non so nemmeno se questo è un ritorno,
e soprattutto,
non so nemmeno se interessa qualcuno
la possibilità che lo sia;
intanto stupisco
delle lettere che a fatica ordinano parole
e ne cospiro il senso
smarrito a me stesso
e alle ragioni d'essere qua e non altrove, ancora

firenze 4 novembre 1966

......può ancora succedere

(..)dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità(..)
eugenio montale
chi senza la follia delle Muse
si avvicina alla poesia
convinto di diventare poeta
per averne acquisito la tecnica
inutile è a lui la sua arte
perchè di fronte alla poesia dei folli
la poesia del saggio ottenebrata scompare
platone


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potremmo inoltrarci nel vivaio lussureggiante
degli oltre 500 modelli che sopravvivono nelle psichiatrie parallele
ognuno con le sue elevate pretese di certezza e verità,
ed immaginare che a tanta abbondanza corrisponda una pluralità di offerte
e una discrezionalità di accesso all'offerta,
ma ci accorgeremmo presto che nella quotidianità dei Servizi prevalgono
abitudini di pensiero, consuetudini di discorso, serialità e parcellizzazione d'intervento
secondo criteri consolidati di semplificazione abusiva di ciò che è e resta complesso
potremmo scorrere insieme il catalogo interminabile di definizioni
a proposito di ciò che e riabilitazione pittosto che risocializzazione,
inserimento piuttosto che riproduzione sociale
e ci troveremmo a frequentare recinti
di addomesticamento, infantilizzazione e sequestro
e che la reclusione sta già nell'esercizio stesso della definizione
potremmo aggirarci tra i luoghi nuovi del pensare e dell'agire psichiatrici
con l'aiuto di una mappa dettagliata e di un glossario aggiornato
e ci perderemmo presto in una selva di sigle e acronimi
che nasconde l'oscena ortopedia di un universo concentrazionario
che ha socchiuso la porta del manicomio solo perchè tutta la società era diventata
ormai tecnologicamente controllabile
potremmo perfino (e sarebbe l'ora) tentare di non utilizzare indifferentemente
ed in maniera disinvoltamente intercambiabile
i termini psichiatria e salute mentale ,
e solo allora ci accorgeremmo che troppo spesso
questa presunta migrazione di senso e di risorse
si è risolta in un luogo irreperibile dell'immaginario amministrativo
o più modestamente
in un 'frame' della memoria computerizzata della tipografia aziendale
niente di ovvio
non tecnologia dell'accoglienza
non abecedario delle buone maniere
non galateo del saperci-fare
ma occasione rischiosa di transitorietà e reciprocità
oltre la tolleranza, come condotta privata e come categoria politica
perchè quando si tollera, si tollera di fatto la propria indifferenza
che è soprattutto sicurezza ostentata (sine cura)
nell'ospitalità invece
l' indiscrezione della conoscenza (curiosità)
dove e quando la 'depense' è scelta di comunicazione e di solidarietà transitiva
il pudore della relazione
dove e quando incontrare l'altro
è soprattutto fare un passo indietro rispetto a sè stessi
depotenziare la propria rassegnata onnipotenza
sfida radicale al codice inclusione/esclusione
mette in ridicolo i confini e li trasforma in soglie
attraverso le quali si entra fuori e si esce dentro
sul confine, quale il nostro mandato e il nostro destino?

quello che ci spaventa dell'arrivante non è la sua alienità, perchè quella abbiamo imparato ad includerla, nel momento stesso in cui l'escludiamo
ma la somiglianza che quella alienità reca in sè, e con essa l'alterità che quell'alienità così familiare solleva in noi: orizzonte interno per il quale il dentro e il fuori diventano ambedue intimi
la diversità senza somiglianze serve a definire meglio la nostra identitò, a rafforzare la nostra impalcatura paranoica così instabile che per sostenerla possiamo perfino immaginare, dopo averlo identificato e certificato, d'includere il diverso purchè stia al suo posto, che vuol dire: purchè si renda reperibile e invisibile al tempo stesso
abbastanza vicino da rivelarci come noi saremmo potuti essere se non fossimo come siamo
non così visibile da rivelarsi fatto della stessa materia di cui noi siamo fatti
la diversità che ci somiglia, anzi che ci abita come nostra alterità, quella sì va condivisa e dove serve, costruita
